La recente pubblicazione di oltre 3 milioni di pagine di documenti giudiziari relativi alle indagini penali di Jeffrey Epstein ha innescato disordini diffusi nei campus universitari, rivelando una rete di relazioni molto più estesa tra il defunto finanziere e le istituzioni accademiche di quanto precedentemente noto. Mentre precedenti rapporti stabilivano l’influenza monetaria di Epstein attraverso donazioni e regali, gli scambi di e-mail recentemente divulgati dimostrano che i suoi contatti arrivavano fino ai ranghi di professori, amministratori e persino rettori universitari.
Le conseguenze: studenti, docenti e amministratori sotto esame
La pubblicazione di questi file ha provocato una reazione immediata, con studenti ed ex studenti che hanno organizzato proteste, chiedendo responsabilità e chiedendo la licenziamento dei membri della facoltà legati a Epstein. La semplice presenza di individui nei documenti non implica automaticamente un illecito, ma la controversia evidenzia i compromessi etici inerenti alla raccolta fondi universitari e il potenziale per i ricchi donatori di esercitare un’influenza indebita.
Alla School of Visual Arts (SVA) di New York, sono apparsi volantini che dichiaravano “UNO DEI TUOI INSEGNANTI È NEGLI ARCHIVI”, rivolti al presidente del programma MFA Art Practice David A. Ross. Le e-mail hanno rivelato che Ross si è fidanzato con Epstein nel 2009, più di un anno dopo la dichiarazione di colpevolezza di Epstein in Florida per reati legati alla prostituzione, discutendo persino una provocatoria proposta di mostra d’arte con il finanziere. Da allora Ross si è dimesso, attribuendo le sue interazioni alla coltivazione standard dei donatori. Gli studenti della SVA riferiscono che la sicurezza del campus ha rimosso i volantini, riflettendo un tentativo di reprimere la controversia.
Lo schema: cercare finanziamenti, ignorare i segnali di allarme
Il modello si estende oltre la SVA. Alla UCLA, il professore associato di neurologia Mark Tramo ha dovuto raccogliere oltre 10.000 firme in una petizione che chiedeva il suo licenziamento dopo che alcune e-mail erano emerse nei file. Questi includevano una nota apparentemente innocua sui ciucci neonati che è stata ampiamente interpretata alla luce dei crimini di Epstein, e uno scambio in cui Tramo ha inoltrato le domande degli studenti a Epstein, che ha risposto, “sono carini entrambi”. Tramo difende la sua corrispondenza come puramente transazionale, citando la sua ricerca di finanziamenti per la ricerca; aveva persino lanciato a Epstein uno studio da 500.000 dollari chiamato “Il progetto Jeffrey Epstein per lo sviluppo del cervello nei neonati critici”.
Nonostante i tentativi di Tramo di contestualizzare le e-mail, i critici sostengono che il suo giudizio è stato gravemente compromesso e che la gestione della questione da parte dell’università è stata inadeguata. Gli studenti e i docenti dell’UCLA hanno espresso indignazione, con un docente che ha protestato nel campus e un giornale studentesco che ha pubblicato critiche al silenzio dell’amministrazione.
Da Harvard a Bard: complicità istituzionale e ambiguità morale
La portata dell’influenza di Epstein non si limita ai singoli professori. Alla Boston University, l’ex redattrice di Scientific American Mariette DiChristina corrispondeva con Epstein, invitandolo persino a riunioni editoriali. Mentre la BU difende le sue azioni come una pratica di routine per coinvolgere potenziali donatori, i critici mettono in dubbio le implicazioni etiche della concessione di tale accesso a un condannato per reati sessuali.
Forse il caso più schiacciante è il caso di Leon Botstein, presidente del Bard College per oltre mezzo secolo. Le e-mail rivelano che Botstein non solo ha cercato il sostegno finanziario di Epstein, ma ha anche mantenuto un rapporto personale con lui, scambiando messaggi affettuosi e coordinando l’acquisto di beni di lusso. Nonostante i problemi legali di Epstein, Botstein continuò a impegnarsi con lui, discutendo anche le modalità con cui Epstein avrebbe potuto visitare la sua isola privata.
All’Università di Harvard, che ha ricevuto 9,1 milioni di dollari in donazioni da Epstein tra il 1998 e il 2008, indagini interne hanno scoperto che il finanziere “ha fatto molto poco per proseguire il suo corso di studi” come Visiting Fellow. Nonostante ciò, è stato riammesso per un secondo anno prima di ritirarsi in seguito all’accusa del 2006. Alla fine Harvard implementò il divieto di ulteriori donazioni da parte di Epstein, ma non prima che questi avesse già stabilito un punto d’appoggio all’interno dell’istituzione.
Conclusione
I documenti Epstein appena rilasciati mettono in luce un modello inquietante di istituzioni accademiche che danno priorità al guadagno finanziario rispetto alle considerazioni etiche. La controversia evidenzia i difetti sistemici nelle pratiche di raccolta fondi universitari, dove la ricerca delle donazioni può oscurare i confini morali. Mentre i singoli professori possono difendere le loro interazioni come puramente transazionali, le implicazioni più ampie sollevano seri interrogativi sull’integrità dell’istruzione superiore e sulla misura in cui le istituzioni sono disposte a compromettere i propri valori per il bene della ricchezza e dell’influenza.
